Unioni civili, adesso chiediamo matrimonio, adozioni e GPA

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“Nessuno o pochi si domandano – scriveva Antonio Gramsci – se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?”. Ieri la Camera ha approvato le unioni civili. Una legge tiepida che però brucia e ad alcuni fa male. Il commento di Mario Bonfanti. Ripartiamo subito da matrimonio egualitario, adozioni e legalizzazione della GPA.


Di Mario Bonfanti.

È stata finalmente approvata, dopo un lungo iter parlamentare, la legge sulle unioni civili. Il governo esulta e molti salutano il risultato come un giorno storico per l’Italia.

Non entro in merito alle opportunità politiche di un simile risultato e neppure al gioco di mediazioni e compromessi che hanno portato a questa legge. Scrivo e interpreto il fatto in modo eretico e con sguardo profetico (i profeti hanno sempre rotto le scatole ai potenti di turno).

L’Apocalisse si apre con sette lettere alle chiese dell’Asia Minore. In una di queste si legge: “Non sei né caldo né freddo. Magari tu fossi caldo o freddo! Ma poiché sei tiepido, mi fai vomitare” (Apocalisse 3,15-16).

Questa legge, dopo stralci, emendamenti, voti di fiducia e compromessi al ribasso, non è né calda né fredda: è tiepidina. Non sa proprio di nulla! Potrei concludere come l’autore dell’Apocalisse, ma andiamo per gradi.

Comprendo l’esultanza di molti che dicono che questo riconoscimento, dopo vent’anni d’attesa, è meglio di nulla: un primo passo verso il matrimonio e l’adozione (anche se temo che passeranno altri vent’anni). Ma mi preoccupa proprio questo atteggiamento: accontentarsi di meno del minimo dei diritti pur di avere un aborto di riconoscimento.

“Come una donna incinta – scrive il profeta Isaia – che sta per partorire, si contorce e grida per i dolori, anche noi abbiamo concepito, abbiamo sentito dolori come se stessimo per partorire… ma era solo aria: non abbiamo portato nessuna salvezza al paese” (Isaia 26, 17-18).

Temo proprio questo: che questa legge, alla fine, sia “solo aria”, che comporti un effimero momento di sollievo, ma che non produce vita nuova per la società. Non ne nasce nulla! Manca di prospettiva, di vita, di progettualità.

È stata imposta senza un dibattito profondo sulle tematiche LGBTIQA, sulla nostra identità sessuale, sull’omo-bi-transfobia, sul dilagante fondamentalismo religioso in Italia, sui valori civili, sulla laicità dello Stato, sull’istituto del matrimonio, sulle adozioni, sulla tecniche di fecondazione assistita, sulla GPA, ecc. Si è finito per copiare altre leggi vigenti in Europa modificandole all’italiana e poi si è lavorato su una bozza (già di per sé discutibile) con tagli su tagli. Va dove ti porta il consenso, insomma. Dimentichi di noi cittadini LGBTIQA e della nostra ricca varietà umana.

E come in ogni aborto, c’è chi ne soffre: i figli delle famiglie arcobaleno, le T persons, i bisessuali, chi vive in una relazione poliamorista… solo per citarne alcuni. In questa legge non c’è vita! Non c’è spirito! Non c’è vision!

E quindi grido che questa legge va subito superata verso prospettive molto più vitali e creative. E non possiamo restarcene ad aspettare, paghi di questo stralcio di pseudo-riconoscimento.

“Odio gli indifferenti – scriveva Antonio Gramsci -. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”.

Piuttosto che accontentarci del poco ottenuto, ricordiamoci di queste parole.

“Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo – continua – tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. […] Nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?”

È giusto allora, che noi tutte e tutti cominciamo a fare il nostro dovere. Bisogna scendere in piazza e chiedere subito matrimonio egualitario, adozione (non solo stepchild adoption!) e legalizzazione della GPA, ma solo come primo passo verso altri riconoscimenti ancora, affinché l’Italia sia davvero un paese civile e rispettoso versi noi tutte e tutti.

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Don Mario Bonfanti
Mario Bonfanti, prete queer, uscito dalla chiesa cattolica l'11 ottobre 2012 (Giornata internazionale del coming out) per essere liberamente e autenticamente se stesso come persona profondamente spirituale e intensamente sessuale insieme. Ora appartiene alla MCC (Metropolitan Community Church) un movimento cristiano mondiale inclusivo verso tutti (etero e LGBTIQA persons, cristiani e appartenenti ad altre religioni, credenti, agnostici, atei) che si batte per i diritti di tutte e tutti. Guida "Il Cerchio", una comunità di ricerca spirituale libera e liberante, che s'impegna a diffondere il messaggio di giustizia, amore universale e rispetto. Libero professionista in ambito di crescita personale è life coach, mediatore familiare, Master Practitioner in PNL, leader di Yoga della Risata e formatore indipendente di Comunicazione Nonviolenta. Da anni si impegna per i diritti umani nel mondo e sul territorio per una cultura che superi sessuofobia, omobitransfobia, misoginia. Attualmente ha una relazione BDSM e si batte per sdoganare i tabù della nostra cultura e per cogliere la spiritualità insita nella sessualità umana.

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