Manif pour tous contro i gay: “I vostri genitori sono mancati perciò volete negarli agli altri”

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manif pour tous su twitter contro i gay
manif pour tous su twitter contro i gay

L’ultima sparata della Manif Pour tous: chi distingue fra gravidanza, educazione e genitorialità vuole negare i genitori agli altri perché i propri sarebbero mancati


di Dario Accolla.

Tutto è nato da una considerazione sull’atteggiamento pavido e poco trasparente del Pd sulle unioni civili. Non voglio farvela lunga su questo, ma se su Repubblica leggi che vogliono togliere le stepchild adoption per avere l’alleanza di Alfano per le amministrative e sul Corriere che la data del 26 gennaio potrebbe addirittura slittare a ridosso delle elezioni, un attimo la rogna ti sale. Quindi in mezzo a queste considerazioni, esternate anche su Twitter, si intromette Manif pour tous Italia, arrogandosi il potere di incidere sulle scelte del governo.

Manif pour tous su twitter attacca Dario Accolla
Manif pour tous su Twitter attacca Dario Accolla: “Se i tuoi sono mancati non è che devi negarli agli altri”.

Adesso voglio essere chiaro fino in fondo. Su Renzi penso tutto il male possibile, politicamente parlando. Ma credere che una conventicola di fanatici integralisti – realtà che campa, per capirsi, solo sulla contrapposizione alla questione LGBT, che conta del sostegno dei vari gruppuscoli fascisti o antiabortisti e che si fa forte degli appelli di qualche proto-femminista vintage, incazzata per il fatto che praticamente chiunque è riuscito/a a diventare parlamentare fuorché la sua fausta persona –  che una realtà simile, dicevo, possa incidere sulla politica del governo è cosa degna delle peggiori barzellette di berlusconiana memoria. Se il parlamento non legifera in tal senso è per mero calcolo politico (le elezioni comunali sono appunto alle porte e il Pd pare pronto ad allearsi con Satana in persona, pur di non perderle).

Com’era inevitabile, secondo quel principio mentale che pone i cani di Pavlov a ripetere sempre la stessa azione e i criceti a girare a vuoto di fronte a una ruota nella propria gabbia, la discussione si è spostata sul fantomatico “utero in affitto”. Secondo questa gente, il ddl Cirinnà lo imporrebbe nelle nostre esistenze. Si è poi arrivati al diritto dei bambini (anche quelli non ancora nati) ad avere padri e madri diversi da quelli che li hanno voluti e che hanno permesso loro di venire al mondo. Insomma, per Manif pour tous sei padre solo se ci metti lo spermatozoo e sei madre solo se partorisci. Tutto il resto non conta. Ho provato, con la stessa prospettiva di successo che si ha ad insegnare a un piccione il gioco degli scacchi, a spiegar loro che una cosa è la fecondazione, un’altra la gravidanza, un’altra ancora la genitorialità e l’educazione dell’infante. Perché è vero che in molti casi questi processi sono tutti legati tra loro o conseguenti, ma in altri no.

Ad esempio, tra fecondazione e gestazione ci può essere un salto biologico, come nel caso delle madri surrogate. Tra gravidanza e genitorialità può essere un salto parentale, come nel caso delle adozioni. Tra genitorialità ed educazione un ulteriore salto ancora, perché non sempre i genitori educano bene e con amore i loro figli. E via dicendo. Eppure niente, per quelli di Manif pour tous capire la varietà del reale è impresa ardua. Per loro tutto ciò che avviene tra concepimento e maggiore età dell’individuo ha una dimensione puntiforme, come il loro punto di vista: esisti (o puoi esistere) e sei famiglia solo se rientri in uno schema eterosessista. Non mi dilungo ulteriormente, ma quando mi hanno scritto che «chiunque nasce ha un padre e una madre» (e ditelo ai figli delle ragazze madri o a chi nasce da madre morta) ho ricordato loro che si viene al mondo da un solo genitore, poi la realtà che sta prima e dopo quel momento è molto più varia. Ma niente, la cosa li ha turbati: svelare a Manif pour tous che è solo la donna a partorire deve essere stato un brutto colpo, dopo aver scoperto dell’inesistenza di Babbo Natale.

Tolto l’aspetto folkloristico della vicenda, faccio notare un altro elemento: la malafede. Nei loro tweet a un certo punto si legge: «se i tuoi sono mancati non è che devi negarli ad altri». Premesso che i miei genitori ci sono tutt’ora (e spero per molto altro tempo), mi chiedo che razza di argomentazione sia questa. Primo, perché dicono il falso. Secondo, perché non si vuole negare niente a nessuno. Terzo, perché la mia azione politica non si basa sulla compensazione di una mancanza. Anche perché faccio notare che se è questo il principio che anima certa gente, c’è da chiedersi quale deficit affettivo li porta a schierarsi contro le persone LGBT e le loro famiglie. In altre parole: se è tutta una questione di negare ad altri ciò che non hai avuto o che non puoi avere, e se si sta parlando di omosessualità e dintorni, fossi in loro io mi farei un paio di domande sul loro irrisolto. Chissà che non venga fuori qualche sorpresa. E chissà che qualcun altro viva un po’ più in pace con se stesso. Chissà.

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