Milano Pride – In 100.000 per le strade con sindaco e istituzioni. Il trionfo dell’Amore libero

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Per le foto si ringrazia il Coordinamento del Milano pride

di Alberto De Lupis


Seguito alla storica decisione della Corte Suprema Usa di legittimare le unioni fra persone dello stesso sesso all’interno di tutto il territorio statunitense, l’Onda Pride raggiunge sabato 27 giugno Milano, Torino, Bologna, Palermo e Cagliari. Infilo una bottiglietta d’acqua nello zaino e raggiungo Piazza Duca D’Aosta, il punto di ritrovo ufficiale del Milano Pride, intorno alle 15 e 30.

Ad accogliermi una moltitudine di gente accaldata e impaziente di sfilare. Qualcuno sventola con orgoglio la bandiera rainbow, altri la portano stampata sulla maglietta o truccata intorno agli occhi. Ci sono i carri già convogliati in via Vitruvio, suonano musica ad alto volume e scorgo i primi ballerini riunirsi sotto cassa. Leggerò poi che i partecipanti vengono stimati intorno ai centomila; una volta entrato nel corteo mi è tuttavia impossibile azzardare una cifra: la parata comincia ed io sono occupato a farmi spazio per ascoltare gli interventi, sciogliermi un po’ e lasciarmi coinvolgere dall’atmosfera unica che solo ai Pride è possibile respirare, impossibile spiegare a chi non vi ha mai preso parte.

Con il patrocinio del Comune di Milano e Regione Lombardia (per intenderci, la stessa che sponsorizzò lo scorso 17 gennaio il convegno omofobo dal titolo “Difendere la famiglia per difendere la comunità”, ma noi fingiamo di essercene dimenticati), il percorso procede in Settembrini, Pergolesi e Corso Buenos Aires, andando a concludersi in Porta Venezia.

Scorri le foto nella Galleria (si ringrazia il Coordinamento Milano Pride per la concessione)

Più di cento le adesioni raccolte fra partiti, associazioni e sindacati dagli organizzatori del Coordinamento Arcobaleno, che sulla pagina Facebook dell’evento fanno il conto alla rovescia prima della partenza.

Fra le centinaia di manifesti e striscioni, a colpirmi è un semplice pezzo di carta sollevato in aria da un ragazzo: recita “Son tutti FamilyDay con i diritti degli altri”, e mi strappa un sorriso nonostante a pensare certe facce ci sia ben poco da ridere. Diventano infatti sempre più pervasive le destre ultracattoliche nell’attaccare la comunità lgbt valendosi di teorie paranoiche – dal gender alla compravendita di bambini – evidentemente scudo di pregiudizi religiosi e socioculturali duri a morire.

Anche in questa occasione, seguendo l’esempio dei compagni (ops, volevo dire camerati) veronesi, in Piazza San Carlo Forza Nuova organizza una contromanifestazione in difesa della famiglia tradizionale; di nuovo un flop simile a quello veneto, con qualche sola decina di manifestanti.

Portante il tema dei diritti, come si evince dal manifesto politico, dove al Parlamento viene chiesto l’accesso al matrimonio e all’adozione, la tutela della genitorialità; non secondarie leggi adeguate a riconoscere le convivenze fra coppie etero e omosessuali, tutele contro le discriminazioni omotransfobiche. Importante la richiesta di riconoscimento dell’identità di genere, “senza dover passare attraverso la sterilizzazione chirurgica imposta”.

Avvicinandosi a Porta Venezia si viene letteralmente inondati di fogli bianchi con sopra stampato un “Sì” nero e munito di un cuore, volto a significare quanto il Paese, a dispetto delle ancore reazionarie, sia pronto a pronunciare quella parola piccina ma tanto pesante per chi ancora non ha voce alcuna. Proprio quello è il silenzio che è nostro dovere infrangere; arrivati a destinazione alziamo al cielo i nostri sì, li urliamo insieme tutte e tutti i centomila. Compare alla testa del corteo il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che da piazza Oberdan ricorda alla politica nostrana di essere in ritardo, “Passate dalle parole ai fatti”, dice accompagnato da un gruppetto di assessori della giunta comunale. Non sono state molte le bandiere di partiti politici intraviste durante la sfilate: di certo la mia preferita rimane quella dell’orgoglio leather, esibita da due evidenti estimatori della sottocultura fetish BDSM.

La Milano Pride Week prosegue a fare baldoria anche in tarda serata, andandosi a concludere domenica 28 giugno dopo quasi dieci giorni di laboriosità, coinvolgendo diverse realtà culturali e ludiche della città.

In solidarietà ai migranti arrivati e sistemati provvisoriamente nella Stazione Centrale di Milano, il Pride milanese di quest’anno ha scelto di devolvere parte dei fondi raccolti per i generi di prima necessità, da destinare a strutture apposite impegnate nell’accoglienza.

Ottimo risultato inoltre per Torino, Bologna, Palermo e Cagliari, invase da decine di migliaia di partecipanti. Prossimi appuntamenti: sabato 4 luglio per il Foggia, Catania e Genova Pride.

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