Aggressione omofoba a Genova – Si dichiara eterosessuale, ma è stato ridotto in fin di vita perché ritenuto gay

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Omofobia - Un uomo è stato picchiato a Genova perché ritenuto gay
Omofobia - Aggressione omofoba a Genova dove un uomo è stato picchiato perché ritenuto gay

di Alberto De Lupis.


Aggressione omofoba a Genova – Pestato da un branco di 4 uomini e 2 donne: “Gay di merda perché guardi il mio ragazzo?”. Ma lui si dichiara etero. Urgenti attività di prevenzione nelle scuole per decostruire i pregiudizi.


Genova, 14 luglio. Un uomo di 40 anni, in compagnia di un amico, prende un autobus in tarda nottata, fermo al capolinea della Linea 1. Sul mezzo però non sono soli: poco distante da loro c’è una compagnia di ragazzi e ragazze, in tutto sei. “Gay di merda, che cazzo guardi il mio fidanzato?” si sente domandare a bruciapelo l’uomo da una delle due ragazze presenti nel branco. Lui risponde di essere sovrappensiero, ma la domanda rivoltagli è evidentemente soltanto un pretesto per scatenare una violenza incomprensibile. I due vengono rapidamente accerchiati, pestati dal gruppo che infierisce sui corpi e sui volti, a mani nude e armati di catene. L’autista tace, non interviene: non telefonerà ai soccorsi e nemmeno chiamerà la polizia.

IL RITORNO A CASA DALLA FIDANZATA.

Il 40enne, riesce a scappare insieme all’amico, torna a casa dove ad aspettarlo c’era, indovinate? La fidanzata. Perché da questa triste vicenda emerge, a mio avviso, un aspetto troppo spesso trascurato: l’omofobia non è un problema riservato agli omosessuali. La battaglia contro l’omofobia non è il capriccio di una minoranza. Leggere questa notizia mi ha riportato alla mente il caso del ragazzo “dai pantaloni rosa, suicidatosi a Roma lo scorso novembre del 2012. Era oggetto di scherno da parte dei suoi compagni di classe, sul muro della scuola campeggiava una scritta: “Non fidatevi di lui: è frocio”. La procura tuttavia chiese l’archiviazione del caso in quanto il ragazzo in questione probabilmente non era nemmeno gay. Mi chiedo: ma è davvero così importante conoscere gli orientamenti sessuali e le identità di genere delle vittime? Ed è accettabile che ad una persona già offesa nel profondo debba venir chiesto di spiattellare ai quattro venti la propria vita privata per appurare se davvero si tratti o meno di omofobia? Lo chiedo perché già mi immagino i brillanti commenti sulla vicenda: “Non era gay, non si tratta di omofobia”. Forse è il caso che inizi a venire seriamente riconosciuto a tutte quelle persone impegnate quotidianamente a combattere l’omofobia che stanno lavorando per tutti e per tutte, indistintamente. Perché l’omofobia è una piaga sociale e culturale, e come ogni piaga quando parte non si sa dove può andare a finire e chi può esserne colpito.

LA SCOPERTA DELL’EMATOMA CEREBRALE E IL COMA.

L’uomo è riuscito a tornare a casa; purtroppo, dopo una settimana, l’ematoma celebrale che il pestaggio gli aveva procurato l’ha mandato in coma farmacologico, in fin di vita è stato recuperato da un delicato intervento di neurochirurgia. Ora è caccia agli aggressori, ma per il momento ancora nessuno è stato identificato. L’unica denuncia è scattata all’omertoso autista dell’autobus per favoreggiamento. La prognosi del quarantenne è ancora riservata; la sua compagna precisa che il suo look è “molto eclettico”, probabilmente è stato un elemento sufficiente per farlo passare, agli occhi del branco, come un gay accompagnato dal suo fidanzato.

Il punto è che non ce ne deve fregare nulla se la vittima sia gay o meno, fidanzata, single o promiscua. Il punto è che due persone sono state selvaggiamente picchiate perché ritenute omosessuali; la differenza può essere sottile, ma esiste eccome. Intanto il pm Ranieri Miniati apre un fascicolo per tentato omicidio.

LA NOTA DI LGBT NEWS ITALIA: «NON DATE PER SCONTATA LA SUA ETEROSESSUALITÀ».

Intanto stamani la redazione di LGBT News Italia in una nota pubblicata sulla pagina Facebook rilancia l’esigenza di un’azione educativa contro il bullismo e per la valorizzazione delle differenze da realizzare nelle scuole e invita i media a non dare per scontata l’eterosessualità dell’uomo.

È bene – si legge nella nota – che il mondo e soprattutto gli etero capiscano che l’omofobia è un cancro che non riguarda solo gli omosessuali ma tutti coloro ritenuti tali dal pregiudizio. Ricordiamo che l’educazione definita ignobilmente e pretestuosamente “pro gender” nelle scuole non vuole far altro che fornire ai bambini gli strumenti necessari alla decostruzione dei pregiudizi che stanno alla base degli atti di bullismo omofobico, razzista, religioso e nella costruzione di un’etica del rispetto che punti alla convivenza pacifica delle miriadi di differenze che fanno di ogni essere umano un diverso da amare e valorizzare.

Ci auguriamo l’immediata guarigione del ragazzo genovese e lo aspettiamo nelle piazze insieme a noi, proprio nella meravigliosa città di don Andrea Gallo. Almeno noi però non facciamo finta di non sapere quanti ragazzi gay convivono con ragazze o hanno prole. Ciò che sappiamo per certo è che il ragazzo si dichiara eterosessuale e che è stato picchiato perché ritenuto gay, ma non ci arroghiamo la presunzione di entrare nella sua psiche definendolo etero. Se fosse gay sfrutti l’occasione per trovare il coraggio di fare coming out: in ogni caso avrà il sostegno di tutti!
Auguri!

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