Omofobi e LGBT: la sopravvivenza nella giungla sociale

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Se pensassimo alla società come ad una giungla, noi LGBT che ruolo avremmo?

Secondo il mio punto di vista siamo elementi che stonano in un panorama considerato ‘normale’, tipo un cactus fucsia in un campo di semplici margherite. In pochi riescono a capire che indossiamo piume più appariscenti e con colori aggressivi per rivendicare qualcosa che c’è stato negato. Per loro è facile da dire, ma è difficile cercare di essere normali quando ti fanno apparire come un essere contro natura. Fosse per loro, i nostri genitori dovrebbero comportarsi come i pappagalli, uccidendoci ancor prima di spiccare il volo. Se questi pensieri non esistessero noi non avremmo la necessità di fare nessuna ruota. Come in ogni giungla che si rispetti, ci sono delle regole che tutti gli animali appartenenti a quell’angolo di mondo affollato da alberi devono rispettare.

Una delle prime credo sia quella che stabilisce il cacciatore e la preda, colui che agisce e colui che subisce, sempre per il bene della catena alimentare, ovviamente. Effettivamente sarebbe strano pensare che un tenero leprotto possa divorare una lince intera, ma chi ha stabilito che spetta a noi essere i conigli? Chi ha stabilito che siamo noi i deboli?

Altra regola fondamentale è quella dei territori. Infatti, c’è stato gentilmente concesso di poterci esprimere liberamente solo in determinati habitat protetti, mentre c’è stato impedito di baciarci, prenderci per mano, sposarci ed addirittura lavorare, in altri.  Tutto questo mi sembra ridicolo…  È come se seguissero il proverbio ‘occhio non vede cuore non duole’, ma in realtà quelli che sentono veramente dolore siamo noi, perché siamo noi a vivere nella paura, quando sforiamo i confini… Mentre loro hanno il proverbio, come credo noi abbiamo la rivisitazione di una poesia di Shakespeare:

Ogni mattina nel mondo, un LGBT si sveglia e sa che se vuole essere se stesso deve correre più in fretta dell’omofobo o verrà ucciso.

Perché non riescono a mettersi nei nostri manti? Non riescono a credere che nelle nostre piccole tane abbiamo fatto scorta d’amore che siamo in grado di donare e sappiamo che è brutto avere riserve di cibo in abbondanza, senza la possibilità di dividerlo con nessuno, poi marcisce. Non siamo cattivi, non siamo maligni, non siamo cacciatori e prima di essere LGBT siamo persone.

Considerateci pure l’essere più piccolo della catena alimentare, ma sappiate che tutti hanno estrema importanza. Se non esistessero le mosche non ci sarebbe cibo per le rane, se non ci fossero più le rane i serpenti non potrebbero vivere, e se non ci fosse nemmeno un esemplare di quest’ultimi, molti farmaci non sarebbero mai stati scoperti. Non ho mai visto mosche rane o serpenti divorarsi fra di loro, mentre ho visto umani che lottano per una supremazia inutile. Non credo che debbano nutristi della nostra sofferenza per mancanza di cibo. L’uomo non dovrebbe distinguersi dagli animali perché riesce a controllare i proprio istinti? Spesso credo che siamo noi la parte selvaggia, i bracconieri delle vite altrui..

Non voglio offendere nessuno, ognuno può avere le proprie idee, ma quest’ultime non possono mettere il guinzaglio alla vita di nessuno. Non è giusto trasformarsi in camaleonti o sotterrarsi come le talpe per riuscire a sopravvivere. Siamo stanchi di doverci adattare ed essere flessibili come il bambù, noi vogliamo e possiamo crescere con la rigidità della quercia. Non esistono argomenti contemplati dalla natura per far sì che ci venga negata.

Per fortuna non siamo arbusti dalla pieghevolezza immodificabile, né animali in fondo alla catena alimentare, ma restiamo tutti umani.

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