Si dichiarano “omosessuali”, disprezzano i gay e rifiutano parità e diritti

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Lottare per i diritti LGBT è qualcosa che divide. E, nell’immaginario comune, contrappone persone gay e gay-friendly a persone omofobe e dalla mentalità ristretta. E’ sempre così?

Evidentemente no. Talvolta la lotta per i diritti LGBT contrappone tra loro anche gli stessi omosessuali. Un esempio? Lo scorso luglio è apparsa su facebook la pagina “Omo non gay”.

Ecco cosa scrivono gli amministratori nella descrizione:

Noi omosessuali diffidiamo le organizzazioni LGBT dal parlare a nome nostro! Non vogliamo matrimoni né adozioni gay. Difendiamo la famiglia uomo-donna.
Rifiutiamo decisamente la pretesa di sedicenti associazioni “LGBTQI” di rappresentare gli omosessuali: nessuno ha mai autorizzato queste organizzazioni “gay”, dirette da perfetti sconosciuti, di parlare in nome e per conto di noi omosessuali. Noi omosessuali difendiamo la famiglia composta da un uomo e una donna e difendiamo il diritto del bambino ad avere un padre e una madre.
La posizione è abbastanza chiara. Se eravamo abituati ad immaginare che ogni omosessuale, con più o meno coraggio, lottasse nel suo piccolo per ottenere parità di diritti e soprattutto mirasse a poter avere la possibilità di avere una famiglia, gli amministratori di questa pagina (e i suoi quasi 1000 fan) sembrano pensarla in maniera diversa. Probabilmente, magari, i gestori di questa pagina non saranno nemmeno omosessuali, ma usano questa escamotage per fare propaganda antigay. Resta il fatto che esistono davvero omosessuali che disprezzano le persone LGBT che lottano per i propri diritti e che interiorizzano l’omofobia fino a dichiarare pubblicamente, come di recente Malgioglio, che i gay non dovrebbero baciarsi in pubblico.
L’ispiratore dell’idea (quanto meno bizzarra) di elaborare una distinzione fra omosessuali e gay sembra essere Jean Pier Delaume Myard, di cui viene riportata una citazione nella descrizione:
OMO NON GAY
Questa distinzione non è affatto una sottigliezza da parte mia. Essa riveste una realtà che è la causa di ciò che è accaduto ieri negli Stati Uniti, ciò che accade oggi in Italia e in Francia e che accadrà domani in Europa, contro la famiglia e contro i bambini. La lobby gay è determinata a distruggere, e non importa con quali mezzi, le istituzioni del matrimonio e della famiglia.
Ma chi è Jean Pier Delaume Myard?
Se lo si cerca su google, il primo risultato è la traduzione integrale di un suo intervento pubblicata sul sito di Costanza Miriano, autrice di “Sposati e sii sottomessa”, nota per le sue posizioni ai limiti dell’integralismo cattolico e della più aperta omofobia.
Jean Pier Delaume Myard è un omosessuale. Un omosessuale che “crede nel valore fondamentale della famiglia” e che a sua volta si ispira “al suo amico Bobby” nella lotta contro le lobby gay.
Nel suo intervento ad una manifestazione organizzata da La Manif pour Tours a Gennaio di quest’anno dichiara:

In Francia, i media annunciarono che tutte le persone omosessuali erano a favore del matrimonio fra persone dello stesso sesso e che tutti gli omosessuali vorrebbero dei bambini. In realtà mi stavano rubando la mia voce, stavano rubando la nostra voce, di noi omosessuali che non avevamo chiesto niente di tutto ciò.

Perciò ho deciso di prendere carta e penna come un semplice cittadino e di scrivere sul sito di un noto settimanale francese: Le Nouvel Observateur.

Il titolo dell’articolo è proprio “Omosessuale, non gay: cessate questa confusione!” e spiega la presunta contrapposizione tra omosessuali e gay in termini molto chiari. I gay sono accusati di “comunitarismo”, di volersi isolare in piccole comunità, di voler fare lobby o creare partiti e di pretendere diritti che in realtà non appartengono agli omosessuali. Tra questi, il diritto a sposarsi e ad avere una famiglia.

Non è repressione e non è omofobia interiorizzata.

Non sono orgoglioso del mio orientamento omosessuale piú di quanto un etero non lo sia del suo.

Parità di orgoglio, dunque.

Ma se essere orgogliosi del proprio orientamento sessuale può essere motivo di parità fra etero e gay, non è chiaro perché allora non possa anche esserlo la possibilità di veder riconosciuti gli stessi diritti.

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