“Padre sono gay”. Reazioni dei preti in confessionale: “Vai a curarti”. Ma il prete in S. Pietro risponde: “Anch’io”

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Mi è capitato sotto mano un libro. Si tratta di Opus Gay di Ilaria Donatio. Una parte del libro è un viaggio-inchiesta in alcune Chiese di Roma, città simbolo del Cristianesimo. La giornalista è andata a rivelare dentro il confessionale la propria omosessualità.

Come reagiscono, cosa rispondono, i vari sacerdoti alla testimonianza di uomini e donne che rivelano il loro orientamento sessuale?

Sono lesbica, oggi ne ho piena consapevolezza: sono serena rispetto alla mia identità sessuale, non so come conciliarla con la mia fede. La Chiesa mi accoglierebbe?

 Un prete reagisce così:

 Fatti forza e domina le tue tendenze, noi siamo esseri deboli, capaci di un amore limitato e istintuale, per questo dobbiamo seguire il comandamento della Bibbia

e conclude con un empirico:

Ti Assolvo

 Altri sembrano imbarazzati, ma c’è anche chi riesce a sentenziare:

 Siamo proprio sicuri? Esiste una diagnosi clinica che accerti l’omosessualità?

e affonda:

Forse è un fatto passeggero, qualcosa di curabile

Ma la soluzione improvvisata da questo “medico dello spirito”, risulta ancora più categorica:

Togliersi questo chiodo fisso e darsi al volontariato, avere uno scopo. Da parte della Chiesa c’è la massima comprensione, purché non si pratichi, in caso contrario sei fuori.

 E conclude con tono rassicurante, una carota dopo la frusta, con ignoranza e pregiudizi a vendere:

Sei solare e forte, in genere le persone come te sono tanto cupe, c’è la puoi fare, chiedi misericordia, ora che sei sincera.

 Le chiede di recitare un atto di dolore.

A parte la rara eccezione di una confessione avvenuta proprio nella basilica di S. Pietro, in Vaticano, in cui la giornalista alla frase:

Padre sono omosessuale

si è vista rispondere:

Anch’io

e poi:

Non c’e’ nulla di sbagliato nell’amore, quando è tra adulti consenzienti

la maggior parte dei confessori consiglia di vivere l’omosessualità senza uscire allo scoperto, restando nascosti.

Lo stesso teologo cattolico J. McNeill, autore di The Church and the Homosexual, ha denunciato e criticato in questo senso le istituzioni ecclesiastiche, in quanto tali soluzioni vengono giudicate nocive dagli psicologi e classificate tra i comportamenti che potrebbero dar luogo a forme di depressione, a manifestazioni comportamentali patologiche, all’ego-distonia, a pesanti forme di stress fisico e mentale e nei casi più gravi trovare sfogo persino nel suicidio.

La filosofa e psicanalista Rosi Braidotti scrive:

Se l’unica costante all’alba del terzo millennio è il cambiamento, allora la sfida sta nel pensare ai processi, piuttosto che ai concetti. Si tratta di un compito non facile né particolarmente ben visto nel linguaggio e nelle convenzioni teoriche divenuti la norma tanto nella teoria sociale e politica quanto nella critica culturale. Nonostante i ripetuti sforzi di molti critici radicali, l’abitudine mentale a ragionare in termini di linearità e oggettività ad esercitare la sua egemonia sul nostro modo di pensare.  Di fatto, è assai più semplice concepire A o B, o B come non-A, che non il processo di ciò che avviene tra A e B.  Pensare per flussi e interconnessioni resta una sfida difficile. Il fatto che la ragione teoretica sia vincolata a concetti e fissata a nozioni essenziali rende difficile trovare rappresentazioni adeguate per processi, fluide correnti intermedie di dati, esperienza e informazioni. Essi tendono a irrigidirsi in modalità spaziali e metaforiche di rappresentazione, che li riducono a problemi.

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