Perché il Gay Pride divide la comunità LGBT?

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A giant rainbow flag is carried down Robson Street during the Vancouver Pride Parade in Vancouver, B.C., on Sunday August 5, 2012. Organizers expected as many as 600,000 people to take in the parade which is one of the largest in North America. THE CANADIAN PRESS/Darryl Dyck

di Michele Pio Antolini


Giugno è il mese del Gay Pride. Lo sanno tutti, specie i nostri detrattori. Cioè coloro che odiano le persone lgbt: omofobi, transfobi ecc ecc. Basta? No, ci sono anche alcune persone lgbt. Sì, ci sono molte persone omosessuali, bisessuali, transessuali, detrattori, non della comunità lgbt di cui dovrebbero sentirsi parte, ma della richiesta dei diritti di cittadinanza che buona parte (siamo sicuri?) della comunità lgbt fa alla classe politica nazionale.

Molti di voi direbbero “ah vabbè omofobia interiorizzata”. Certo che è omofobia interiorizzata ma un’altra causa fondamentale di questa “falla” è l’ignoranza che buona parte delle persone lgbt ha in materia di “Pride”.

Ma andiamo con ordine.

Cosa vuol dire Pride

Pride non vuol dire “Orgoglio” come molti di noi credevano, ma vuol dire “Fierezza”. Si perché il termine “orgoglio” in italiano potrebbe fuorviare i nostri interlocutori perché potrebbe essere accostato molto facilmente a “superbia” invece il Pride è un momento in cui la comunità lgbt dimostra la Fierezza di essere se stessi, in contrapposizione alla “Vergogna” cui è stata costretta nel corso della storia. Si perché molti di noi, nella vita, hanno provato un momento di “vergogna” a sentirsi se stessi. Io l’ho vissuto quel momento ed è stato bruttissimo, ma il Pride (quello di Bari nel 2003) mi ha mostrato la felicità di essere con fierezza me stesso.

Cos’è il Pride

Il Pride generalmente non è soltanto la parata finale, ma una serie di iniziative pubbliche svolte in più giorni su svariati argomenti che attengono alla comunitá lgbt: contrasto dell’omotransfobia, dibattiti sui diritti civili, centri d’informazione sulle malattie sessualmente trasmissibili, e così via.

È in questo momento, con dibattiti e iniziative pubbliche, che la comunità lgbt deve avanzare le giustissime richieste di riconoscimento dei diritti ancora negati; è in questo momento che la comunità lgbt deve dare un segno di compattezza e unione, dinnanzi, magari, a certi politici “sordi” alle nostre richieste.

Come mai, e lo dico da organizzatore del Pride, molte persone lgbt (percentuale quasi totale dei detrattori lgbt) snobbano tali eventi? Spero che su questo si apra un dibattito.

Cos’è la parata finale del Pride

La parata finale di qualsiasi Pride è una festa. Non aggiungo altro: la “parata” è una pubblica festa, libera e democratica, dove vince la persona, dove ognuno festeggia nella maniera più libera, manifestando la propria fierezza come più gli garba.

E qui ci sono i problemi (tutti italiani) nella comunità lgbt.

“Ah, quei gay a petto nudo non mi rappresentano”, “Quelle tette al vento non rappresentano le trans”, giusto, giustissimo, se però considerassimo tali persone così conciate nella quotidianità estraniandole da un contesto di festa che esprime il trionfo delle libertà individuali (sia chiaro, non voglio creare stereotipi, ma mi vien da dire “da che pulpito”, considerando che spesso se vai a guardare le foto di Facebook di quelli che criticano, sono conciati esattamente come i criticati). Quelle affermazioni sono decontestualizzanti, limitanti delle libertà degli altri e sono, soprattutto, una gamba tesa a chi manifesta mettendoci la faccia anche per tutte quelle persone che sono “assenti”.

Spesso la causa di queste affermazioni è non aver fatto Coming out. Fare coming out non vuol dire, solo, spiattellare a tutto il mondo il proprio orientamento sessuale, ma, soprattutto, vuol dire prendere coscienza della propria sessualità (sesso biologico, ruolo di genere, identità di genere e orientamento sessuale) in maniera sana e serena. Se sei serenamente omosessuale o transessuale, non hai nulla da temere. Avete mai sentito dire a un uomo eterosessuale: “Nessuno a lavoro deve sapere che ho una ragazza perché il mio orientamento sessuale è una cosa è privata”? Non lo avete mai sentito perché solitamente releghiamo al privato solo ciò di cui ci vergogniamo. Fidanzarsi rende felici ed è solo per questo che un etero o un gay vorrebbero gridarlo al mondo con orgoglio.

Gli attivisti lgbt italiani con le proprie associazioni lgbt devono urgentemente fermarsi un attimo e rivedere le proprie linee di “azione”: la comunità lgbt negli ultimi anni è stata lasciata a sé, favorendo il ritorno di una mentalità bigotta, sessista, imperante da secoli in Italia.

Quindi cari miei, come avete visto, Coming out e Pride vanno a braccetto: chi non ha completato il proprio Coming out non sarà mai favorevole alla Gay Pride parade.

Io, comunque, rispetto la nuova visione della dicitura “Pride” ma sono un “nostalgico” del termine “gay Pride”.

Ps: non ci vuole nulla, se andate su Wikipedia trovate tutta la storia del Gay Pride da Stonwall ad oggi”. Basta informarsi.

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