Polis Aperta: per i cuori arcobaleno in uniforme

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Polis Aperta è nata nel 2005. Difende tutti gli orientamenti affettivi che si celano dietro alle divise di polizia e delle forze dell’ordine. Si batte affinché i trans abbiano ruoli operativi e perché l’omofobia sparisca dai commissariati.

di Marta Mariani

“Il nostro obiettivo principale è di lottare contro tutte le discriminazioni e in special modo contro quelle fondate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Poi ci prefiggiamo di affrontare, all’interno del mondo militare e delle forze di polizia, la questione sessuale in modo da creare un ambiente più sereno e più rispettoso delle persone gay e lesbiche che servono il Paese in uniforme”.

Testuali, le parole della mission.

Polis Aperta, del resto è un nodo cruciale di una rete europea di associazioni LGBT inerenti il tessuto di polizia dell’European Gay Police Network. Fatto che attesta la priorità delle sue battaglie.

Si stima infatti che, nel nostro paese, gli omosessuali in divisa siano circa il 5% delle forze complessive. Tradotto in cifre: poco meno di 20 mila unità. Persone due volte militanti, se sono in servizio sia per il pacifico esercito arcobaleno, sia per per l’ordine e la preziosa difesa nazionale.

Per queste ragioni, civili e militari, sostenitori della causa di Polis Aperta si sono prefissati la data del 10 ottobre per far sì che si tenga, a Milano, un convegno presso la Casa dei Diritti.

Un convegno fondamentale, perché si sappia che dietro la divisa possono esserci, e vogliono esserci, dignitosamente, anche i cuori arcobaleno. Persone che, come recita il motto di Polis Aperta, sono “diversamente uniformi”. Individui, quindi, che non hanno mai meritato, né meritano tuttora, insulti e intolleranza.

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