Pollock e l’esorcismo di un tormento, nell’arte di Schiavone e De Matteo

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Le braccia pendevano abbandonate, lo sguardo chiaramente rivolto all’obiettivo, era in piedi, di fronte un enorme tela.

Una ricca collezionista, attendeva il suo lavoro e portava a termine i preparativi della festa; tutto era pronto per la presentazione ufficiale.

Lui da sei mesi osservava senza sporcare l’enorme superficie; doveva comunque iniziare, per non deludere la collezionista.

In un giorno e un’intera notte, in uno stato di febbrile agitazione, realizzava Mural.

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Jackson Pollock si portava così al limite della pittura. Nell’intreccio delle linee, lo sguardo scivola da un elemento all’altro senza mai trovare un punto di approdo. Ogni certezza interpretativa, ad una nuova lettura decade.

Mentre fino ad allora Monet obbligava l’osservatore ad allontanarsi dalle opere; Mural va osservata da vicino e nella fusione delle singole pennellate di colore continua a celare messaggi interpretativi significativi.

Relegato, in un paesino di provincia, si trova improvvisamente, al vertice dell’arte contemporanea.

Nella mente di Pollock non c’era traccia di quel successo, nel momento in cui dipingeva, sognava e realizzava, materializzava il suo tormento interiore, era inconsapevole.

Nel corso degli anni, avrà cercato la fama, quelle ore di libertà, che restituiscono originalità e forza espressiva, le cui forme appaiono ad altri indecifrabili scarabocchi.

Ad un artista per fortuna non compete quantificare la sensibilità, perderebbe la spontaneità.

Quale gesto più spontaneo può essere rappresentato se non nell’amore. Lo stesso amore che riceve Luisiano Schiavone dalla sua Puglia.

Il nome ora è sconosciuto, ma la forza interpretativa dei suoi intrecci quadrati diviene la cornice ideale del film “I nostri ragazzi”.

Come un’insolita giornata di fine marzo, osservo il cielo di una tardiva primavera; se dovessi descriverlo sarei incompleto; ha troppe sfumature. Le stesse che provi a tracciare nella tua mente dopo aver visto il film di Ivano De Matteo con attori importanti: Alessandro Gassman, Luigi Lo Cascio, Borbora Bobulovà e Giovanna Mezzogiorno.

Luisiano è un inconsapevole artista, custode raro della più grande fama, quella di svelare la sua anima, l’essenza.

Gli furono descritti i personaggi, a lui il compito di creare le maschere. Un elemento decorativo della scenografia si fa punto focale dell’intera trama.

C’è in lui la magia di essere contemporanei, di vivere la superficie con un dinamismo non accademico, che pur deriva da un percorso di studi che, come direbbe la borghesia descritta dal regista De Matteo, è di natura artistica riconosciuta e di alto livello.

Nella spontaneità dei suoi gesti colora e genera il ritratto di Gassman e della Bobulova.

Imponenti tele, rendono il cinema, una vigorosa galleria, con figuranti reali ed altri nascosti, dal cromatismo di Schiavone.

La trama del film si articola dalla storia di due fratelli, opposti nel carattere come nelle scelte di vita, consumano da anni il rituale della cena in un ristorante di lusso, freddo, come le loro conversazioni. Presto, l’antipatia reciproca delle rispettive mogli getterà benzina sul fuoco dei grovigli delle loro prestigiose vite, all’insegna di fama e affermazione professionale. Una cornice poco salda alla parete, proietta fallimentari educatori contrapposti a figli, incompresi, alla ricerca del forte gesto. Anche la più superficiale analisi psicologica confermerebbe la natura patologica.

Picchiano a sangue un barbone, da quel momento l’equilibrio, già precario, delle rispettive famiglie sarà vacillante.. fino ad un finale che non ti aspetti, lo stesso che mi viene regalato da Luisiano in questi versi:

Di chi è lo sguardo che guarda con i miei occhi?

Quando penso che vedo, chi continua a vedere mentre sto pensando?

Per quali vie incedono

Quale cammino sceglieranno i personaggi…

Tengo in mente questa frase quando dipingo

mi dice Luisiano..

Ed io quale conclusione potrei imprimere nella mente tua che legge questo articolo?

Serve la semplicità di amare e banalmente ho già risposto a chi vuol trovare il suo cammino: tracciare e dipingere la propria tela.

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