Riforme costituzionali? Sì, ma non si parli di matrimonio gay

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Italian Deputies and Senators applaud in the Italian Parliament in Rome on April 20, 2013 after Italian President Giorgio Napolitano was confirmed re-elected. Italy's 87-year-old President Giorgio Napolitano said on Saturday said he would run for a second term despite earlier ruling out the prospect, following an appeal from the main parties to help defuse an increasingly tense political crisis. "I consider it necessary to offer my availability," Napolitano said in a statement, as bickering lawmakers prepared for a sixth round of voting in parliament that he is now expected to win by a large margin. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO

[Attenzione! Questo post – come tutti quelli che precedono il primo articolo pubblicato direttamente sul sito, il 30 ottobre 2014 – è tratto dalla vecchia pagina Facebook che ha preceduto la creazione del sito]


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La politica si appresta a cambiare la Costituzione per riordinare le province e, giustamente, nessuno grida allo scandalo, nè all’incostituzionalità della legge, nè all’impossibilità di aggiornare la Costituzione sulla base di esigenze di modernità.
La politica potrebbe apprestarsi ad approvare il matrimonio egualitario  per le persone LGBT (volgarmente matrimonio gay, fattibile in poche settimane), ma gli oppositori gridano all’incostituzionalità e allo scandalo qualora risultasse necessario (non è detto che lo sia) cambiare la Costituzione in tal senso.
Qualcosa non torna: due pesi e due misure? Pregiudizi? Scappatoie per nascondere l’omofobia di fondo? Alibi? Elucubrazioni pseudointellettuali?
La politica sia più onesta e porti argomentazioni valide e di spessore culturale, se ne ha.

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