Russia saccheggiato e usurpato pub gay. La proprietaria: “Nessuno difenderà un pub gay in Russia”

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omofobia e gay in russia
omofobia e gay in russia

Il locatore di una struttura che accoglie un pub gay in Russia con un inganno si fa consegnare le chiavi dalla locataria e la fa uscire, poi si barrica dentro, saccheggia il locale, cambia le serrature ed Eugenia Debryanskaya, attivista LGBT in Russia, non può nemmeno sperare di ottenere giustizia per questo sopruso


di Flavia Viglione.

Sappiamo che la situazione dei gay in Russia è parecchio difficile, ma a stento possiamo immaginare i soprusi che sono costrette a subire quotidianamente le persone LGBT in Russia.

Lo scorso 10 dicembre, in uno dei principali locali lgbt di Mosca, il Dietrich, fa ingresso il locatore dell’edificio che allarma i presenti su un’imminente incursione della polizia nel pub, motivando la proprietaria del luogo a lasciare a lui le chiavi fino a fine irruzione. Una volta rimasti soli nel locale, l’uomo e delle guardie appositamente assunte, cambiano le serrature del pub, in cui si chiudono, impadronendosi del suo materiale alcolico e dell’impianto stereo. La polizia non arrivò mai.

Il giorno seguente, la 60enne proprietaria Eugenia Debryanskaya, viene chiamata ad incontrarsi con il subdolo locatore, che le annuncia che non le avrebbe più permesso di riconfermare il suo contratto di 12 anni che doveva essere rinnovato il giorno di Capodanno, e che avrebbe iniziato a gestire lui il locale, tramutandolo in un nightclub più “naturale”.

Una bufala di internet? No, triste ed attuale realtà che in Russia giorno dopo giorno si fa più decisa nel violare la già limitatissima libertà delle persone lgbt russe.

Nonostante la censura introdotta da Putin riguardo la trattazione di qualsiasi tema lgbt, non è ancora illegale l’esistenza di locali gay, a patto che siano vietati ai minori di 18 anni. Inoltre, il locale di Eugenia era talmente ben inserito lontano dalle vie principali della città e con una struttura altamente desonorizzata, da essere, a detta della stessa proprietaria, davvero “invisibile”. Per questo, come ammette la proprietaria del locale, quando ha sentito dell’incursione della polizia, sapeva di non dover nascondere nulla, essendo la sua attività completamente legale.

La potente omofobia russa, che gode dell’appoggio delle forze dell’ordine, ha reso il locatore Maksim Kozlouvskiy spavaldo nell’accusare Eugenia Debryanskaya di “non essere niente”, ed è la stessa omofobia che porta la donna ad affermare con rassegnazione: “Mi lamenterò, ma sono sicura che nessuno farà nulla”.

La violenza verso i luoghi di raduno lgbt è tanto evidente in ingiuste chiusure come questa, quanto nei casi in cui ripetute lamentele di violenze verso questi locali vengono totalmente ignorate dalle forze dell’ordine.

La debole speranza di una libertà maggiore per le persone lgbt in questo paese, è affidata proprio a personalità come la Debryanskaya, che fu la prima, insieme ad un altro attivista, a fondare il primo movimento per i diritti Lgbt in Russia nel 1990 e a far nascere successivamente l’Associazione delle Minoranze Sessuali.

A seguito del sequestro del proprio locale, la Debryanskaya ha avviato una pagina Facebook chiamata il “Dietrich Project”, in cui si appella all’attenzione di chiunque possa pubblicizzare l’accaduto a dare voce a questa ingiustizia.

Noi di Lgbt News Italia, possiamo sperare che sarete in numerosi a condividere questo articolo per fare da megafono a Eugenia Debryanskaya, perché in fondo, parliamo di una realtà che ci tocca da non poi così lontano.

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