Unioni civili – Calendarizzate sedute notturne in Commissione Giustizia

0
497
La senatrice Monica Cirinnà (PD), relatrice del ddl Unioni civili
La senatrice Monica Cirinnà (PD), relatrice del ddl Unioni civili

di Andrea Miluzzo.

Ddl Cirinnà Unioni civili – È atteso per oggi il parere della Commissione Bilancio di Palazzo Madama che, qualora arrivasse, consentirebbe la ripresa del voto degli emendamenti in Commissione Giustizia che andrebbe avanti con due sedute notturne. Intanto Monica Cirinnà stoppa i tentativi al ribasso di NCD e sembra tracciare un percorso parlamentare del ddl insieme al M5S. Mentre fra i cattolici del PD per ora tutto tace.


È la stessa senatrice Monica Cirinnà, relatrice del ddl Unioni civili, ad annunciarlo. Sono state calendarizzate due sedute notturne della Commissione Giustizia di Palazzo Madama. Oggi dovrebbe arrivare il parere della Commissione bilancio, la cui attesa ha finora bloccato l’esame degli emendamenti. Ma è palese che se il pronunciamento della Commissione bilancio dovesse slittare, le notturne verrebbero sconvocate.

È evidente – spiega la senatrice – che solo durante lo svolgimento di queste sedute saremo in grado di valutare concretamente (se ancora ce ne fosse bisogno!!) se i colleghi di Ncd hanno intenzioni meramente ostruzionistiche oppure se c’è una vera volontà di dialogo concreto sul testo.

Tuttavia, l’alt ai compagni di maggioranza, sulla gara al ribasso, non è mai stato così chiaro: non sono possibili trattative sui diritti alla reversibilità e all’adozione del figlio del partner:

Il testo base, che fino ad oggi ho difeso da ogni tentativo di svilimento e depauperamento di diritti, ha dei punti intoccabili che non possono essere oggetto di trattative: le unioni civili sono un istituto di diritto pubblico, che deve riconoscere alle coppie same sex tutti i diritti sociali, previdenziali, fiscali e successori, con l’estensione della responsabilità genitoriale sul figlio del partner.

L’arguzia dell’intervento della Cirinnà, però, non si ferma qui e va oltre con una mossa dal significato squisitamente politico che sa di frusta per Alfano e carota per il M5S:

La scelta della via parlamentare è certamente più lunga ma ci permetterà di arrivare all’approvazione di un testo integro, non oggetto di trattative, approvato con un’ampia maggioranza. E per questo ringrazio per l’aiuto e la collaborazione i colleghi Airola, Buccarella e Cappelletti, che con un gran lavoro stanno sostenendo con forza il mio lavoro di relatrice.

Alberto Airola, Maurizio Buccarella, Enrico Cappelletti, sono infatti tre senatori del Movimento 5 Stelle che stanno sostenendo il lavoro di Monica Cirinnà. È chiaro che questo ringraziamento, se da una parte ha il sapore dell’ultimatum rivolto agli atei devoti di NCD “O vi accodate, o in questo caso faremo a meno di voi”, dall’altra parte è mirato alla distensione degli animi fra PD e M5S, stempera veleni reciproci in un patto di non belligeranza, limitato all’argomento, che consenta la convergenza dei due principali schieramenti parlamentari, per il bene di quanti da anni elemosinano alle istituzioni, diritti e doveri, inascoltati.

Ma se da un alto le intenzioni della Cirinnà rasserenano gli animi, le previsioni sulla quasi impossibilità che il ddl faccia capolino, per l’esame dell’aula, entro l’inizio della pausa estiva, si fanno sempre più fondate; tant’è che l’entusiastico encomio al presidente Luigi Zanda, cui era stato attribuito il merito di aver calendarizzato l’inizio della discussione in Senato nella settimana dal 3 al 7 agosto, necessita di un chiarimento:

La trattazione del ddl è fissata in aula al Senato per la settimana dal 3 al 7 agosto, con la formula ove concluso in commissione. Tale formula può essere comunque esclusa da successive riunioni della capigruppo. Se i lavori in commissione non fossero comunque conclusi si potrà valutare di andare comunque in aula, ma senza che la commissione abbia votato il mandato alla relatrice.
Tale scelta comporta alcuni rischi, ma ora non siamo in grado di stabilire se scegliere questa strada, oppure approdare in aula in settembre a lavoro di commissione concluso.

È chiaro che a nessuno conviene che il testo giunga in Senato, azzoppato, prima della fine dei lavori in Commissione.

Appunto in questi giorni abbiamo offerto al PD due cose in cambio di una.

Abbiamo fatto quadrato attorno all’operato di Monica Cirinnà lodandone l’azione vincente contro gli omofobi di professione che paralizzano televisioni e Paese. Da eterosessuale, in pochi mesi, sta riuscendo a sensibilizzare l’opinione pubblica più di quanto esponenti del Movimento LGBT siano riusciti a fare in anni di salotti modello caciara.

Abbiamo organizzato una campagna, #CalendarizziAmo, per rendere pubblico e virale quel sostegno, facendo nel nostro piccolo quello che hanno fatto in Francia, cioè manifestare, dimostrare all’opinione pubblica che c’era lì come qui, una fetta di popolazione attenta, incazzata che difendeva la legge in discussione – cosa che le associazioni LGBT italiane, escludendo Rete Lenford che si è detta contraria al ddl e quindi è coerente, non stanno facendo e questa è una sconfitta di tutti: non si sa da che parte stanno; non si sa perché non fanno una manifestazione nazionale a sostegno della legge; non si sa perché non si sa nemmeno quello che vorremmo sapere; né una posizione ufficiale, né un’azione efficace di sostegno, né contraria; anzi, pare che si stiano defilando goccia dopo goccia, come quando esci da un Governo e gli dai l’appoggio esterno.

Infine, abbiamo chiesto al PD un gesto di rispetto: la smetta con previsioni fantasiose e date di “fine lavori” lanciate e ritirate come quando a un cane si lancia un osso per finta, quello parte, non lo trova, torna deluso, mentre noi ce la ridiamo senza rispetto per le aspettative accese e soffocate sotto la doccia fredda della delusione. Previsioni che dal 2013, da quando cioè Matteo Renzi annunciava “Unioni civili su modello tedesco entro i primi cento giorni del mio Governo”, ci hanno dato, mese dopo mese, la continua illusione di un’approvazione imminente della legge, di una spinta, di un’accelerata, di una marcia in più, di un accordo in più, di una voglia vera, di una comprensione meno elettoralistica dei nostri bisogni. Illusioni sempre tradite, con sofferenza e senso di frustrazione, che hanno fatto perdere a tanti perfino speranza e fiducia, dietro l’evocazione delle ombre di quell’orribile spettro – uscito da una delle pagine più umilianti che il Parlamento italiano abbia mai scritto in Italia, prendendo a calci la nostra Costituzione e a pugni la dignità di cittadine e cittadini trans, lesbiche, gay – che si chiama legge sull’Omofobia, sprofondata, irrimediabilmente e senza ritorno, proprio nelle sabbie immobili dell’Omofobia stessa, che imputridisce le segrete taverne del Parlamento italiano – in cui sguazzano i “culetti d’oro”, più gay e al contempo più accanitamente antigay d’Italia, appartenenti all’orda o al fascio dei rinnegatori di se stessi, fra una ratifica dell’autorizzazione alla profanazione corporale da consumare, nel più assoluto e ipocrita segreto, e la consueta insulsaggine omofobica e sgrammaticata rigurgitata a sbafo e pubblicamente, il giorno dopo – intrappolando i nostri sogni di un futuro dignitoso, che potrà veder la luce solo fuori dalle ombre e dall’umido del sottobosco degli “untori senza diritti”.

Facebook Commenti

commenti

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

quattro + dieci =