Ddl unioni civili, senza stepchild adoption non dev’essere approvato

0
568
Gay pride e unioni civili
Gay pride brasile

Se fossero apportate ulteriori modifiche al Ddl unioni civili, sarebbe meglio non approvarlo. Non credo alla politica dei piccoli passi sui diritti umani. In questa lenta Italia, approvare questa legge con modifiche renderebbe impossibile qualsiasi richiesta di matrimonio egualitario per i prossimi vent’anni.


di Andrea Miluzzo.

Personalmente sono contrario alla politica dei piccoli passi sui diritti delle persone e sul principio d’uguaglianza. Forse avrebbe avuto senso vent’anni fa, quando il resto dell’Occidente cominciava con le unioni civili ad aprirsi ai diritti delle persone omosessuali che uscivano da tempi di feroce repressione, scardinando superstizioni e abbattendo muri ideologici millenari.

Ma oggi, mentre il resto dell’Europa si avvia verso il matrimonio egualitario che senso ha partire da zero, come se non fossero bastati quarant’anni di ricerche e pronunciamenti di associazioni scientifiche internazionali a smentire pregiudizi ascientifici su omosessualità e omogenitorialità?

Un diritto, o lo riconosci o non lo riconosci. Tutto ciò che sta in mezzo fra un sì pieno e un pieno no, gli altri lo chiamano mediazione, io lo chiamo ipocrisia.

Due interessi diversi collidono sull’approvazione del ddl unioni civili.

Dietro le quinte del nuovo ddl Cirinnà collidono due interessi diversi: quello politico e quello civile.

L’interesse di Matteo Renzi è quello di poter rivendicare, alla prossima campagna elettorale, il merito di aver fatto approvare le unioni civili dopo trent’anni di chiacchiere di quella sinistra che si chiamava ancora sinistra. Un colpaccio – e lo sa bene – da parte di chi è accusato di essere un millantatore borioso e di aver traghettato il PD a destra. A questo scopo qualsiasi legge è utile, ci penserà poi la propaganda elettorale a indorarla come svolta del secolo.

L’interesse civile, invece, è quello dei diretti interessati che chiedono piena uguaglianza, che non si raggiunge di certo con le unioni civili che anzi istituzionalizzano in parte la disuguaglianza, col divieto esplicito di adottare e di ricorrere allo stesso istituto giuridico valido per i matrimoni civili fra eterosessuali.

Una legge già monca che non dà piena uguaglianza.

Questa legge sulle unioni civili raggiunge appena la soglia minima di accettabilità. Prevede la stepchild adoption, ma non le adozioni; un’unione civile, ma non il matrimonio civile; chiama una famiglia “formazione sociale specifica” per non offendere il fan club della famiglia tradizionale che trema all’idea di vedere riconosciuto a persone dello stesso sesso il diritto al matrimonio civile. È davvero il minimo sindacale prima di passare all’oltraggio.

Ma se fosse modificata anche solo di una virgola si scenderebbe ben al di sotto della soglia minima, con pericolo di regredire rispetto a quei diritti già acquisiti grazie alle sentenze della magistratura, come sulla stepchild adoption. Lo ha spiegato bene l’avvocato Antonio Rotelli qui.

Per queste ragioni, se il testo fosse ulteriormente limato sarebbe meglio non approvare affatto questa legge e aspettare un nuovo Parlamento, con una nuova maggioranza e un nuovo governo, capaci di approvare una legge sul matrimonio egualitario al passo coi tempi, senza più l’obbligo di pagare l’obolo alle larghe intese, o alla paralisi dei giochi di potere e dei cinismi interni ed esterni ai partiti.

La legge che uscirà dal Parlamento ce la terremo per i prossimi vent’anni.

Approvare una legge sulle unioni civili ulteriormente modificata al ribasso significherebbe mettere una pietra tombale su ogni futura rivendicazione del matrimonio egualitario e delle adozioni per i prossimi vent’anni. In questa lenta Italia, che rantola nell’anti-illuminismo intellettuale, significherebbe depotenziare, delegittimare, qualsiasi altra battaglia sui diritti LGBT.

Una volta approvata, la gente non capirà più cosa potremmo ancora volere che non abbiamo già ottenuto. Questa legge, per opinione pubblica e senso comune, sarà la “legge sul matrimonio gay”. Quando entrerà in vigore sarà impossibile avanzare altre richieste e riprendersi la scena dell’informazione e dei dibattiti televisivi. La gente sarà già satura della presenza di Giovanardi, di cattodem, di Adinolfi e di Miriano in tv e vorrà parlare d’altro per almeno due decenni. La questione gay finirà in archivio sotto chiave. Impossibile recuperarla: “Ma non gliel’hanno già fatta la legge? – diranno – che vogliono ancora sti gay?”.

E a questo punto mi chiedo e vi chiedo: piuttosto che combattere una battaglia così dura per ottenere una legge trappola che ci incastrerà per i prossimi vent’anni, non sarebbe meglio condurla per il matrimonio egualitario?

Facebook Commenti

commenti

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

tredici + diciannove =