Unioni gay. Corte Strasburgo condanna l’Italia: “Viola diritto al rispetto della vita familiare”

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A poche ore dalla già storica decisione di ieri della Cassazione, in merito di riattribuzione del sesso anagrafico per le persone trans, oggi è un’altra giornata storica per il riconoscimento giuridico dei diritti LGBT.

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo accoglie il ricorso di tre coppie omosessuali e condanna l’Italia per la violazione dell’articolo 8 della Convenzione dei diritti dell’uomo, sul “diritto al rispetto della vita familiare e privata”.

Tre coppie italiane hanno denunciato l’Italia alla Corte europea perché si sono viste rifiutare il diritto a contrarre matrimonio o qualsiasi altra forma di unione civile.

La Corte ha sottolineato, in particolare, l’esistenza di un tendenza tra Consiglio d’Europa e gli Stati membri verso il riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso, 24 sui 47 Stati membri hanno legiferato in favore di tale riconoscimento.  Ha sottolineato che la Corte Costituzionale italiana ha più volte chiesto tale protezione e riconoscimento. E ha fatto notare, inoltre, come secondo recenti sondaggi, la maggioranza della popolazione italiana ha sostenuto il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali.

Strasburgo condanna l’Italia, quindi, e stabilisce anche che lo Stato dovrà versare a ognuno dei ricorrenti 5 mila euro per danni morali, in totale, dunque, solo in questo caso, l’inadempienza dello Stato e della politica, in tal senso, ci sono costate 30 mila euro di soldi pubblici.

LGBT News Italia ha raggiunto Enrico Oliari, presidente di GayLib, che è stato uno dei ricorrenti:

Tutto è iniziato otto anni fa – spiega a LGBT News Italia – quando abbiamo presentato al Comune la richiesta di pubblicazioni matrimoniali. Sapendo in partenza del diniego, ma che, essendo un atto pubblico, va scritto e quindi è impugnabile, cosa che, grazie all’avvocato Alexander Schuster, abbiamo fatto. Al primo grado di tribunale abbiamo perso, al secondo grado la causa è stata rinviata alla Corte costituzionale (Sentenza 138/2010). Da lì siamo arrivati alla Cedu che oggi ci ha dato ragione.

Così, esprime la sua soddisfazione auspicando che la decisione della Corte possa dare una spinta all’iter del ddl Cirinnà in giacenza in Commissione giustizia al Senato:

Si è trattato di una battaglia su vari livelli, e la soddisfazione è tanta. È dal 1994 che lotto per le Unioni omoaffettive e dopo 21 anni ancora ci credo. Vi è il profilo della coppia in quanti ci siamo sentiti discriminati e questo la Cedu lo ha riconosciuto. Poi vi è la dimensione della comunità omoaffettiva italiana: si è trattato di una lotta per tutti, e quindi di una vittoria per tutte le coppie. La sentenza potrebbe essere innanzitutto utile all’iter in corso al Senato della proposta Cirinnà.

Adesso si tratterà di capire realmente quali sono le intenzioni del Governo in materia di diritti civili e di matrimonio civile fra persone dello stesso sesso perché, prima che la sentenza diventi, fra tre mesi, definitiva, il Governo potrebbe contestarla e chiedere la revisione della Grande Camera.

Proprio questa eventuale mossa tradirebbe le reali intenzioni di Matteo Renzi: se accetterà la sentenza vuol dire che ha davvero capito che il ritardo dell’Italia in materia è una vergogna; se sguinzaglierà gli avvocati e gli ufficiali dell’agente di governo per impugnare la sentenza, come fa già nelle controversie di casa nostra, vuol dire che non c’è alcuna reale intenzione di fare una legge che tuteli realmente dignità, uguaglianza e pari opportunità delle persone:

Spero che l’Italia non presenti ricorso – conclude Oliari – ma mi aspetto che a giovarne sia l’aspetto politico: l’Europa ha detto che l’Italia deve, e sottolineo “deve” riconoscere le nostre unioni e di conseguenza, in base al principio dell’uguaglianza, di tutte le coppie.

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